Il Progetto Rete comprende una serie di videoinstallazioni che vengono integrate nell’architettura dei musei, collegando i dieci musei, migliorando la visibilità della rete, e rivelando sia l’unicità sia la coesione del progetto nel suo insieme, esponendo al contempo il carattere specifico di ciascuna istituzione artistica.

  • Ofri Cnaani a proposito del lavoro:
    “Il progetto rete consiste in una serie di ‘gesti Haiku’ site-specific. Operando sull’architettura già esistente, utilizzo spesso delle proiezioni video per creare delle nuove esperienze fisiche e psicologiche all’interno di spazi che presumiamo noti. In questa serie di interventi proietterò dei brevi video poetici che vennero concepiti apposta proprio per questi siti, con l’intento di ripensare i loro contesti fisici, storici e sociali ”.

  • A proposito dei video:
    Fondazione Stelline, Milano
    Ispirata dalle memorie del ventesimo secolo quando il complesso della Fondazione Stelline era la casa delle giovani rimaste orfane durante il tempo di guerra, ho creato l’immagine di una giovane donna che guarda fuori da una finestra appannata. Il gesto minimale che compie è duplice: pulisce il vetro dal vapore, come se volesse guardare fuori, ma saluta anche il visitatore che lascia l’edificio. Il vitrage in movimento, che può essere visto solo mentre si esce, richiama tra architettura e memoria l’obbligo fisico e psicologico con il passato.

    GAM Civica Galleria d’Arte Moderna, Gallarate e Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate
    I due musei, situati sui due lati del parco, costituiscono ad un tempo la stessa istituzione e due separate.
    La mia installazione attiva un dialogo dinamico tra le due istituzioni, compresi i sogni e i drammi. Ispirata dall’ambiente amichevole e adatto ai bambini del parco pubblico ho scelto l’immagine dell’altalena che si muove su e giù tra i due edifici – ogni volta che la giovane donna seduta sull’altalena scompare da un edificio ricompare sull’altro. Qualche volta forme complementari – qualche volta poli opposti – l’altalena di questa videoinstallazione su due facciate continua ad andare su e giù, avanti e indietro.

    GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
    Per GAMeC ho realizzato un video ‘trompe-l'oeil’ site-specific.
    Su una finestra ad arco nella sezione di ingresso del museo ho proiettato delle immagini di elementi architettonici simili dell’Accademia Carrara. L’istituzione storica al di là della strada ove attualmente sono in corso dei lavori viene riflessa nell’istituzione di arte contemporanea. In questo ‘trompe-l'oeils’ al contrario la costruzione delle illusioni ottiche serve come disillusione culturale e politica, una decostruzione. Sperando di spostare ‘l’illusione dell’occhio’ dal suo significato fisico a quello culturale, questa installazione esplorerà la forte relazione tra le due istituzioni.

    CIMAC - Museo del Novecento
    Lavorare in un museo che è ancora ‘in costruzione’ è stata l’ispirazione sia del mezzo sia del messaggio del mio progetto per il Museo del Novecento. Invece di utilizzare un proiettore video hi-tech ho costruito un cineproiettore ‘low-tech’ realizzato con una lavagna luminosa, ritagli di legno e una piattaforma rotante. Come per l’edificio i ‘mezzi di produzione’ sono esposti. L’immagine proiettata è una veduta di città ininterrotta che ho composto servendomi di foto di archivio dell’edificio e dell’area dagli anni trenta fino ad oggi.
    La sequenza proiettata racconta la storia dell’edificio da una prospettiva spaziale e attiva la tensione tra costruzione e decostruzione.

    FAI - Villa e Collezione Panza, Varese
    Per Villa Panza ho creato una tranquilla installazione di una giovane donna che dal museo guarda il mondo esterno. Sia che si tratti di una principessa in un castello o di una bambina, ella comunica con gli amici giù in strada. Sia che utilizzi il linguaggio dei segni, il codice Morse o semplicemente una placida occhiata fuori dalla finestra – il video riflette sull’idea di privato e pubblico, di comunicazione e cattiva comunicazione: la villa, il castelli, i conventi e i cubi bianchi e i loro collegamenti si aprono a livello della strada.

    Museo d’Arte Contemporanea, Lissone
    Quando ho visitato Lissone sono rimasta colpita dall’ubicazione centrale del museo e dal fatto che si trovi proprio in vicinanza della ‘porta’ della città moderna, ossia la stazione ferroviaria. Il progetto esplora quello che accade quando gli edifici metaforicamente si riflettono gli uni negli altri – diventando uno ‘spazio in movimento’ – uno spazio che promuove la mobilità fisica, sociale e culturale.
    Confondendo i confini tra lo spazio fisico e lo spazio dell’illusione, ho creato una videoinstallazione in due parti per due finestre sui lati opposti del museo.
    Le persone da un lato guardano all’interno dell’edificio aspettandosi che accada qualcosa, mentre dall’altro lato un treno attraversa l’intelaiatura della finestra ogni pochi minuti, trasformando lo spazio permanente in uno di transizione.

    MAM Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Gazoldo degli Ippoliti
    Basandomi su un recente progetto di archiviazione e documentazione che ha riempito una lacuna di molti anni privi di documenti, sono giunta a realizzare una scena semi astratta nella quale migliaia di fogli di carta volano in aria, coprendo il paesaggio con il movimento lento, simile a una piuma che cade, delle foto, dei documenti e delle parole dimenticate. L’immagine rappresenta allo stesso tempo una fantasia di assoluta libertà e l’incubo del caos.

    Museo Civico Floriano Bodini, Gemonio
    Guidata dall’espressionismo emozionale e dalla qualità drammatica del lavoro dello scultore Floriano Bodini, ho scelto di proiettare un video su una parete di vetro cosicché possa essere visto dall’interno e dall’esterno. La giovane donna che apre la mano per salutare e comunicare con i visitatori è lei stessa una visitatrice che ammira l’opera di Bodini. Ella imita il gesto della mano aperta della donna che costituisce il pezzo centrale nel cortile del museo, ma vi aggiunge un’energia sobria, interna, quasi congelata per bilanciare la fiamma espressionistica della donna di bronzo.

    Galleria del Premio Suzzara, Suzzara
    La cine-installazione che ho creato per la Galleria del Premio Suzzara si ispira da una parte alle profonde radici delle tradizioni politiche e visuali dell’area e dall’altra all’estetica delle altre mie installazioni realizzate in vari musei. Dal momento che spesso lavoro con un’architettura magnifica sono stata guidata dalla struttura della serie di finestre superiori che mi riportavano alla mente l’idea di una successione di immagini che funzionano in modo sequenziale, come una stampa a contatto o una striscia di pellicola. Citando dai classici l’installazione utilizza i gesti fisici della mano tratti da vari film italiani del neorealismo coreografati in modo simultaneo. Dal momento che il risultato finale risulterà quasi come un segno, l’installazione solleva delle domande a proposito della tradizione politica – sul suo effetto potente e sulla sua abilità di venir tradotta e di comunicare attraverso le generazioni.